Il vero segnale della vicenda Carige
Ormai è stato scritto tanto sul sistema bancario italiano e si è fatta speculazione sia finanziaria che politica. La storia delle nostre banche è molto complicata, legata al modo delle fondazioni e della politica ed ha subito grossi scossoni a partire dalla crisi del 2008. Come sempre i ritardi nelle decisioni hanno pesato molto rispetto ad altri Paesi (vedi gli interventi pubblici in Spagna, Germania e Francia). La ciliegina è stata l’approvazione del Bail-in solo quando altri Paesi avevano già messo in sicurezza le proprie banche, mentre il nostro Paese era rimasto schiacciato dalla storia degli Npl (Non Performing Loans o crediti deteriorati per semplicità).
Utilizzo il termine “Storia” perché come è vero che esiste il problema “crediti deteriorati” aggravato da 10 anni di completa stagnazione (abbiamo ancora 8 punti di Prodotto interno lordo in meno rispetto al 2008) esiste ancora il problema dei derivati che incombe per il sistema bancario tedesco e francese ma di cui nessuno ne evidenzia le criticità (faccio notare come nemmeno gli stessi Stress-Test della Banca centrale europea non ne tengano adeguatamente in considerazione).
Ho un’idea.
Vogliamo fare un ulteriore approfondimento nel mondo start up innovative.
Una delle principali novità del nuovo Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, pubblicato in Gazz. Uff. 14 febbraio 2019, n. 6) emanato in attuazione della Legge 19 ottobre 2017 n. 155 (Gazz. Uff. 30 ottobre 2017, n. 254) ed approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 10 gennaio 2019, è rappresentato dall’introduzione art 13. del suddetto d.lgs nel nostro ordinamento degli strumenti di allerta e di prevenzione della crisi.
Ci risiamo:
Oggi come primo focus vorremmo riportare alcune delucidazioni sulla fatturazione elettronica.
In un sistema sempre più competitivo e dove le informazioni per il sistema bancario sono divenute sempre più importanti per una corretta valutazione dell’azienda, risulta ormai fondamentale il controllo delle marginalità; dei costi e dei processi interni.
È impressionante come le problematiche e le probabili soluzioni dell’Italia coincidono con quelle della Capitale. Roma è affetta da un debito enorme: gli ultimi dati parlano di circa 9.5 MLD di saldo passivo: la gestione commissariale iniziata 2008 costa al comune di Roma e dunque ai cittadini, l’addizionale Irpef più alta d’Italia pari allo 0,9%: infatti in accordo con il Mef (Ministero Economico Finanza) il comune compartecipa ai 500 mln di oneri annui di debito, intervenendo per circa 200 MLN l’anno con un addizionale Irpef aumentata dello 0,4%. Le proprie partecipate in particolare ATAC e AMA in primis sono l’emblema dell’inefficienza e dell’inefficacia di una gestione senza alcuna strategia di medio lungo periodo, dove massimizzare il rapporto qualità servizio/adeguato costo a carico dell’utenza dovrebbe essere l’unico faro del management. Inoltre siamo in presenza di una gestione clientelare con il solito apporto dei sindacati a tutela esclusivamente dei diritti già acquisiti e senza alcuna visione del “vero bene pubblico” ed incapacità di adattarsi al cambiamento.
La scelta dei Cinque Stelle di enfatizzare il concordato preventivo come una grande risposta alla crisi dell’Atac, manifesta nella realtà la loro incompetenza e una manipolazione della realtà. Per prima cosa mi chiedo, com’è possibile paragonare il concordato di un’azienda pubblica sui rifiuti (Aamps di Livorno) con l’Atac, azienda pubblica dei trasporti di Roma? Perché decantare l’appena omologato concordato (gennaio 2017 ) dopo circa sette mesi dalla presentazione della domanda in bianco al Tribunale di Livorno? L’omologa non significa il successo di un piano industriale, ma soltanto l’avvio dello stesso. I risultati sono ancora di là da venire, così come invece ci mostra il concordato della municipalizzata del trasporto di Benevento (Amts Benevento dopo più di due anni di omologazione).