ECCO DOVE SBAGLIA IL PROFESSORE ORSINI
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[ Maggio 8, 2022 0 Comments ]

ECCO DOVE SBAGLIA IL PROFESSORE ORSINI

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Di Massimiliano Napoletano e Roberto Giuliano

Ascoltando il Professore, ed osservando come ormai anche alcuni leader politici, considerano le sue ipotesi percorribili per il nostro paese (vedi Salvini e Conte) vorremmo spiegare come nonostante riteniamo logico e condivisibile la sua posizione, ma siamo assolutamente in disaccordo con la soluzione da lui  proposta.

Riassumiamo, il Professore dice:

–   Il problema del nostro Paese è la completa accondiscendenza del nostro governo ai “Diktat americani”

–  Elenca gli innumerevoli errori occidentali nelle guerre sparse nel mondo al grido di “esportare la democrazia”

–  L’aver chiuso gli occhi per anni sulla situazione al confine Ucraino-Russo

–  L’inesistenza di una politica Europea

Certo, detto in tal modo, è così lineare che risulta complicato non condividere. Naturalmente questa è una sintesi del pensiero Professore Orsini avendo semplificato argomenti effettivamente complessi.

Dunque, quale è la soluzione del Professore Orsini? l’Italia (tramite Salvini e Conte che hanno saputo intercettare e sentire, così come hanno sempre fatto, il malcontento e la pancia dei cittadini) devono chiedere a Draghi da subito di smettere di inviare le armi ovvero inviarle per un tempo limitato, in modo da costringere Zelensky a ragionare sulla “Pace” e nel frattempo continuare a mantenere le sanzioni alla Russia. Contemporaneamente, rompere momentaneamente l’unità europea, smarcandosi dalla Germania e dalla Francia che potranno prendere a pretesto la nostra politica estera di distacco dalla politica USA costringendole in seguito a seguire il nostro paese portando l’amministrazione americana ad una strategia di Pace e non Bellicista.

Ma veramente vogliamo scoprire solo adesso che siamo nella NATO a trazione USA? C’è bisogno di ricordare che la difesa Europea è finanziata quasi esclusivamente dall’amministrazione americana? Ed ancora che la Nato ha permesso a tutti gli aderenti e soprattutto a Paesi come Polonia, Romania e parte dei Balcani di vivere sotto un ombrello di Pace costruito sulla detenzione alle velleità espansionistiche da parte di altri Paesi. La NATO non obbliga nessuno ad aderire, si entra tramite una formale richiesta di adesione da parte del Paese che si vuole candidare. È stato certamente un allargamento che ha determinato conseguenze militari MA NON AVVIENE TRAMITE ANNESSIONE OVVERO COSTRIZIONE DA INVASIONE al massimo per convenienza economica come elemento di pressing.

Ma veramente vogliamo scoprire solo adesso che la nostra politica Estera e quella Europea è condizionata dal volere delle amministrazioni americane e quindi dai suoi interessi? A tal proposito è utile ricordare come sia pragmaticamente un dato di fatto POST-BELLICO la nostra vicinanza agli USASono stati i nostri liberatori. Ma ancor di più condividiamo stili di vita, e principi di democrazia e libertà.  Nonostante ciò abbiamo dimostrato moltissimi limiti, anche nella stessa difesa della libertà, così come è avvenuto nel deplorevole  tentativo di isolare lo stesso Orsini per le sue differenti e forti posizioni, ma nonostante questi rigurgiti di intolleranza  che dimostrano come ancora sia debole il pensiero liberal democratico nel nostro Paese in personaggi che si definiscono democratici  non c’è dubbio che preferiamo vivere nelle “Libere e democratiche” società occidentali rispetto a Russia-Cina-Iran-Corea del Nord, etc.

Entriamo nel CUORE del  disappunto: non pensiamo che la soluzione del Professore sia percorribile perché mettere in minoranza il Governo Draghi facendo fare una piccola fuga in avanti al nostro Paese rompendo momentaneamente l’unità Europea (cosi come spiegato sopra), e opporsi diplomaticamente alla politica di Biden, sarà anche questa scelta foriera di recessione e carestia.

Cosa pensate possa  succedere al nostro Paese, che possiede uno dei debiti pubblici più grandi al mondo, ove i nostri BTP sono comprati in parte dal nostro risparmio ed in parte dalla finanza internazionale, una volta indebolito se non addirittura fatto cadere il governo Draghi?  Esso è garanzia a livello internazionale della stabilità finanziaria del nostro Paese grazie alla sua riconosciuta competenza e serietà.  In questa sciagurata ipotesi si tornerà a parlare del debito sovrano e della sua sostenibilità, minata dall’instabilità politica che porterà il costo dello stesso a livelli non tollerabili. Si riaprirà la crisi sulla tenuta del sistema bancario e quindi sulla tutela del risparmio di tutti i cittadini e del finanziamento alle nostre imprese.

La soluzione “Orsini”  potrebbe esporre il Paese ad una crisi economica e finanziaria irreversibile.

Dobbiamo prendere atto ed essere consapevoli che la nostra democrazia è dipendente dalla finanza internazionale (basta vedere l’inizio della guerra valutaria che si è innescata con il blocco delle riserve valutarie e dell’attività internazionale della Banca Centrale Russa con la sospensione della maggior parte del sistema finanziario russo dai circuiti di internazionali) perché viviamo in un mondo interdipendente e la guerra ne è la tragica dimostrazione.  La nostra libertà paradossalmente potrebbe finire dove iniziano i grossi fondi di investimento. Purtroppo, è vero che non abbiamo una classe politica comparabile per visione e competenza a quella della prima repubblica, due nomi per tutti Andreotti e Craxi.

Ma allora quali sono le soluzioni?

La prima è che l’Italia non debba creare instabilità interna (indebolire Draghi) creando una sicura crisi economica e finanziaria ma essere portavoce, senza alcuna fuga in avanti, verso Francia e Germania per una “strategia di pace” che unitariamente stimolano una posizione a tutela degli interessi dei popoli europei anche arrivando ad essere in disappunto con l’amministrazione americana nel caso di lesione degli interessi della UE. Farlo con forza e con quella diplomazia che è l’arte della politica. Per cui forte coesione ed unità europea

La seconda è più culturale ed è quella del Pontefice: fare una preghiera chiedendo al Signore (al vostro “Signore” di qualsiasi religione siate), di accendere la luce, nei cuori e nella mente dei “Potenti Decisori”, affinché sentano il peso del dolore di perdere un figlio, una mamma, un papà, un amico e possa fare emergere con forza quelle uniche tre parole che ora servirebbero: “BASTA LA GUERRA”

Economia da Guerra o Guerra Economica
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[ Maggio 2, 2022 0 Comments ]

ECONOMIA DA GUERRA O GUERRA ECONOMICA?

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L’evolversi di questa “maledetta guerra” condizionerà la politica economica del Paese . Fare delle previsioni oggi risulta alquanto complesso, comunque dobbiamo rivedere le nostre aspettative di crescita e di stabilità finanziaria. Troppe sono le variabili che potranno condizionare l’andamento della nostra economia:

  • Stagflazione: l’inflazione accompagnata da una stagnazione ovvero da una recessione economica, rappresenta oggi il principale rischio del Paese. Possiamo ancora sperare in un repentino rientro dei prezzi ma oggettivamente la strozzatura sugli stock di magazzino dovuto alla domanda post pandemia, nonché la presenza di enormi quantità di moneta in circolazione causata da anni da necessarie politiche espansive dalle principali banche centrali mondiali, difficilmente potranno raffreddare nel breve periodo la spinta sui prezzi che sembra ormai essere consolidata.
  • Shock energetico: la possibilità di una restrizione nell’offerta di energia dalla Russia potrebbe essere un ulteriore elemento di spinta sia verso l’aumento dei prezzi, sia della recessione. Inoltre, gli aumenti dei costi dei fattori produttivi delle aziende non potranno che essere scaricati di default (ad eccezione dei beni di prima necessità) a breve scadenza sui consumatori finali riducendo inevitabilmente i margini delle stesse aziende produttrici.
  • I sindacati naturalmente già cominciano a spingere su un giusto adeguamento dei salari per non impattare sul potere di acquisto dei cittadini provocando come la storia e la politica economica ci insegnano ad una ulteriore spinta al rialzo dei prezzi originando un pericolosissimo vortice inflattivo.
  • La fine della politica monetaria espansiva con l’aumento dei tassi da parte delle banche centrali con il fine di mitigare la spinta inflazionistica causerà un aumento del costo del denaro e una maggior costo del debito pubblico riportando la paura della sostenibilità dei debiti pubblici così come avvenuto nel 2011
  • II conseguente rafforzamento del dollaro a causa della maggiore politica restrittiva della Fed Americana potrà rafforzare positivamente le esportazioni europea nella seconda parte dell’anno e questo è certamente una buona notizia visto che Il nostro Paese ha ancora la possibilità di una crescita intrinseca di circa il 2,3%.

Ho sempre l’abitudine di vedere il bicchiere mezzo pieno ma per concentrarsi sulle possibili azioni da porre in essere e sulla risoluzione del problema ritengo che sia necessario partire da un’analisi oggettiva della situazione così come sopra descritta.

Non è un caso che ormai si parla di una nuova suddivisione del mondo, della fine della globalizzazione, di un attacco al dollaro come moneta di riferimento e di un scenario che dovrebbe essere evitato da terza guerra mondiale. Potrei avere un’opinione, ma parlare di ciò lo faranno gli esperti di settore. Certamente ci saranno nuovi equilibri ma è necessario che non si crei panico, il conflitto finirà e si stabilizzerà (convinto che lo spauracchio dell’atomica sia solo un argomento di pressione) ed andremo avanti come abbiamo sempre fatto.

Affrontare questo mare in tempesta necessita considerare un assunto imprescindibile e cioè che nessun paese ”stand-alone” avrà la possibilità di mitigare questa situazione macroeconomica. Lo abbiamo compreso e messo in atto durante la pandemia,  lo stiamo facendo nell’affrontare la guerra scatenata da Putin e dobbiamo continuare a farlo per il futuro.

Dunque:

  • Bisognerà inconfutabilmente dire che soltanto una condivisione nelle politiche di sostegno alle economie Europee, così come è avvenuto con il recovery fund, potrà effettivamente dare quello stimolo e quella resilienza alle nostre economie. Da soli, molti dei Paesi Europei, non potrebbero agire con importanti politiche Keynesiane senza impattare sui mercati finanziari tramite un grande ed ulteriore deficit di bilancio con il rischio di innescare la speculazione sullo spread e sui debiti sovrani
  • Bisognerà spingere sull’ energy recovery fund
  • Bisognerà modificare i patti di stabilità legando gli obiettivi di finanza pubblica sia al ciclo economico attuale che agli scenari previsionali e non principalmente sul raggiungimento di singoli indici di bilancio pubblico e deficit annuali
  • Bisognerà modificare il processo decisionale eliminando l’unanimità nelle decisioni della Commissione Europea se non per i Paesi fondatori

Il nostro Paese dovrà quindi esprimere una classe politica ed una burocrazia utile ad assecondare e promuovere questa nuova ulteriore integrazione europea a discapito dei normali rigurgiti nazionalisti. La crisi economica potrà essere una opportunità o la disgregazione economica dell’Europa se porterà ad una recrudescenza di spinte populistiche.

Certamente la classe politica dovrà avere la capacità di non nascondersi dietro il “c’è lo chiede l’Europa”  o nelle piccole beghe interne, ma sviluppare una forte campagna di confronto e orientamento nel Paese,  spiegando la convenienza e le opportunità che una forte integrazione europea offre all’Italia e agli altri partners .  Sarebbe opportuno evitare di far esplodere in modo demagogico un conflitto sociale, scaricando le colpe di eventuali politiche restrittive sulla vecchia polemica dell’evasione fiscale (che va’ naturalmente perseguita con forza e serietà) ma senza utilizzarla per dividere il paese tra chi ha una busta paga e chi una partita Iva.  Agli Italiani andrà illustrata la complessità delle decisioni e delle situazioni, perché questo è l’unico modo per combattere “l’uno vale uno” ed il populismo dilagante alla ricerca dell’uomo forte.

La globalizzazione o il multilateralismo si governano solo facendo squadra; dunque, maggior integrazione europea realizzando a tappe gli Stati Uniti d’Europa ma anche in Italia le forze politiche devono fare squadra per svolgere un ruolo in Europa.  Come sempre da una crisi può scaturire una opportunità se essa trova una classe politica degna di questo ruolo e di questa missione.

Massimiliano Napoletano

Economista