[ Aprile 6, 2019 0 Comments ]

Dall’idea alla nascita di una start up

Ho un’idea.

Ora arriva il difficile. Sarà valida? Mi sto innamorando della mia idea ma non risolve alcun bisogno reale?

Dobbiamo capire se vale la pena spingere ed usare tutte le nostre risorse di tempo e di rapporti per iniziare questa avventura.

Sì di questo di tratta. Di un’avventura almeno sino a quando non vedremo realmente i primi risultati.

Dobbiamo capire se la nostra idea funziona, se ha un mercato, se và incontro a degli effettivi bisogni, anche se latenti.

E’ molto difficile per una start up creare nuovi bisogni (ci vorrebbero risorse enormi) ma deve intercettare i reali anche se latenti bisogni delle persone.

In questa fase è molto difficile trovare dei finanziatori e si parla infatti di “Love Capital” cioè aiuti finanziari ricevuti dalle persone più vicine: famiglia; amici o qualche giocatore d’azzardo.

Questa è detta fase Pre-seed: cioè fase in cui si cerca di verifica se inserire il seme della start up.

Se non c’è mercato e non c’è gente disposta a pagare per quello che vorrei offrire, allora meglio abbandonare (utilizzo PIVOT) concentrando le proprie risorse (fisiche, psicologiche, economiche) verso un altro progetto.

Abbiamo visto che l’idea non è poi così male. Un mercato sembra esistere. Ora se siamo bravi a comunicare ed a presentare la nostra idea potrebbero arrivare i primi piccoli finanziamenti (fino ad euro 50.000), detti pre-seed, da business angel, incubatori, acceleratori d’impresa e ci preparo con ulteriori verifiche ad un round più sostanzioso (vero e proprio SEED).

Sia nella fase pre-seed che seed abbiamo affinato in nostro Business Model (Canvas dinamico) e lavorato per definire il business plan e fare i primi passi verso la creazione di un MVP (minimum viable product) e cioè un prototipo di prodotto che mi permetta di aggredire il mercato, ottenendo visibilità e acquisendo clienti.

L’idea è definita, abbiamo avuto risposte dal mercato ed individuato il migliore mix di prodotti/servizi.

Tale servizio ha un rischio molto simile a quello del pre-seed financing e necessita che il finanziatore abbia buone competenze tecniche, ma spesso le fasi di sperimentazione a livello di prototipo e di brevettazione sono già state fatte: la società e il suo management sono già esistenti.

E’ finita la parte detta di Early stage.

I clienti iniziano ad arrivare, le persone pagano per il mio prodotto o servizio.

In questa fase del ciclo di vita bisogna puntare in alto e lavorare sul business model per trovare la combinazione vincente che permetta di scalare e crescere. Il piano di marketing e la strategia commerciale sono i pilastri della nostra azione.

E’ in tale fase che iniziano i round più corposi ed entrano in gioco in modo più consistenti i venture capital. Il ruolo del sistema bancario è ancora immaturo per tale sistema nonostante vi siano dei miglioramenti evidenti almeno nell’analisi dei progetti.

In questa fase i finanziamenti vanno da 500 mila a 5 mln nel nostro paese ed è detto ROUND serie A.

Si parla in questa ultima fase di first stage financing (Round A) e cioè quando l’avvio dell’attività produttiva è completato, ma la validità commerciale del prodotto o servizio è ancora da verificare e sostenere. L’imprenditore in questo caso cerca fondi per finanziare un business già esistente, ma che necessita di essere lanciato e crescere. In questo tipo di operazioni sono già superate le fasi di ideazione, progettazione, sperimentazione, è quindi possibile che l’investitore abbia un profilo meno tecnico e più commerciale: il suo intervento si basa prevalentemente sul finanziamento e sulle competenze manageriali necessarie per il successo nella commercializzazione del prodotto.

Successivamente entriamo nel RAUND serie B. gli investimenti sono ancora più alti che nel round A. Il rischio di fallimento è più basso ancora, siamo operativi sul mercato e i riscontri ci sono. Vogliamo solo acquistare nuove quote di mercato.

Si tratta pertanto di una modalità di investimento particolarmente adatta alle esigenze di una startup di media dimensione, mature per fare quel salto dimensionale necessario per consolidare o migliorare la propria posizione all’interno del contesto competitivo. Vengono attivati finanziamenti che aiutano imprese che si trovano in una situazione stabile, consolidata, che hanno bisogno di capitali per realizzare operazioni di crescita, quali ad esempio acquisizioni di altre società, ingresso in nuovi mercati, realizzazione di cambiamenti interni che comportano investimenti ingenti.

Alla fine se è andato tutto bene e siete stati molto bravi abbiamo la EXIT: ce l’abbiamo fatta ed ora Ipo; Acquisizione oppure Bu- Back.

Perseveranza, Capacità, Umiltà, e la solita fortuna naturalmente sono i principali ingredienti.