[ Luglio 22, 2019 0 Comments ]

L’unico modello di sviluppo per il futuro

Risultati immagini per Sustainable Development GoalsL’economia, non essendo una scienza esatta, va compresa nei suoi significati e nel loro utilizzo. Generalmente parliamo di sostenibilità sociale, economica ed ambientale, ma l’Europa ha ormai deciso per una restrizione del termine alla sola “Sostenibilità Ambientale”, pertanto “Sostenibile per la UE è sinonimo di Green”.

Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile e i relativi 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs nell’acronimo inglese), articolati in 169 Target da raggiungere entro il 2030. È un evento storico, sotto diversi punti di vista. Nella nostra stampa in modo molto provinciale di questo evento ne ha parlato poco e non comprendendo gli impegni e i cambiamenti che esso ci sottopone per migliorare l’ambiente e dunque progettare il futuro con nuovi criteri di sostenibilità. È stata evidenziata l’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, e viene definitivamente superata l’idea che la sostenibilità sia unicamente una questione ambientale e si afferma una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo. Tutti i Paesi sono chiamati allo sviluppo di politiche economiche che siano indirizzarle verso gli obiettivi “Agenda 2030”.

Esiste un continuo monitoraggio sui Paesi delle Nazioni Unite con lo scopo di verificare gli obiettivi raggiunti, e non è un caso che in Italia la stessa ISTAT ha definito una lista di indicatori (circa 95) che viene diffuso a dicembre, in cui si includono 38 indicatori detti BES (indicatori di benessere equo e sostenibile). Questi indicatori sono molto importanti poiché sono utili a valutare il benessere al di là del mero valore di crescita del PIL: infatti 12 dei 135 indicatori totali BES sono entrati nella legge di bilancio per valutare la qualità della stessa.

Blackrock, il più grande fondo di investimenti al mondo ha dichiarato che per il futuro si sta preparando a finanziare esclusivamente quei progetti che hanno un impatto sostenibile. Le disuguaglianze sociali, la povertà; il problema demografico ed ambientale non possono essere più considerate variabili separate dal rendimento e dalla convenienza all’investimento. Un cambio di paradigma sulle scelte degli investitori che dovrà trovare applicazione e maggiore misurabilità, sia nella costruzione dei rating da parte delle agenzie di valutazione, che nella stessa regolamentazione bancaria (Basilea 3 o 4 o altro), per la valutazione dell’affidabilità aziendale. Un percorso ormai irreversibile che il tempo renderà obbligatorio e nel tempo dovremmo imparare a sentire più spesso parlare di IMPACT INVESTING, e cioè dell’impatto che l’investimento produce nell’ambiente e dunque la sua sostenibilità.  Innovazione e sostenibilità sono il perno dello sviluppo del del futuro.

Massimiliano Napoletano

[ Maggio 21, 2019 0 Comments ]

Il vero segnale della vicenda Carige

Ormai è stato scritto tanto sul sistema bancario italiano e si è fatta speculazione sia finanziaria che politica. La storia delle nostre banche è molto complicata, legata al modo delle fondazioni e della politica ed ha subito grossi scossoni a partire dalla crisi del 2008. Come sempre i ritardi nelle decisioni hanno pesato molto rispetto ad altri Paesi (vedi gli interventi pubblici in Spagna, Germania e Francia). La ciliegina è stata l’approvazione del Bail-in solo quando altri Paesi avevano già messo in sicurezza le proprie banche, mentre il nostro Paese era rimasto schiacciato dalla storia degli Npl (Non Performing Loans o crediti deteriorati per semplicità).

Utilizzo il termine “Storia” perché come è vero che esiste il problema “crediti deteriorati” aggravato da 10 anni di completa stagnazione (abbiamo ancora 8 punti di Prodotto interno lordo in meno rispetto al 2008) esiste ancora il problema dei derivati che incombe per il sistema bancario tedesco e francese ma di cui nessuno ne evidenzia le criticità (faccio notare come nemmeno gli stessi Stress-Test della Banca centrale europea non ne tengano adeguatamente in considerazione).

Ma il cuore della analisi non è il sistema bancario, ovvero i numeri della Carige in particolare, ma la motivazione ed il modo con cui il più grande Fondo al mondo di gestione del risparmio americano chiamato “BlackRock” ha comunicato l’abbandono all’operazione di rilancio della Banca Carige. Non è dunque per motivi industriali, non è per la mancanza di ritorno dell’investimento (visto le caratteristiche dei warrant e dell’obbligazione offerte allo stesso fondo BlackRock): semplificando, il più grande gestore al mondo del risparmio considera rischioso il nostro Paese sia per i fondamentali economici, sia per la situazione politica a tal punto da essere rischioso non tanto per i rendimenti dell’operazione, ma quanto per la propria “reputazione” nel rilancio di una banca Italiana.

Dunque, nonostante una Business combination (in cui lo Stato tramite una sua controllata “Sga” interveniva per comprare 1.8 miliardi di crediti deteriorati (tra Npl e Utp che rappresentano tipologie diverse di insoluti) ripulendo cosi il bilancio dell’istituto ponendo lo stesso nelle condizioni migliori per il rilancio; la conversione del fondo interbancario per circa 313 milioni su un aumento di capitale di 720 milioni; un piano industriale a pareggio già nel 2020 ed ulteriori agevolazioni finanziarie) l’investitore delle dimensioni internazionali di BackRock rinuncia all’operazione sulla valutazione del “rischio Paese e della sua reputazione.

Certamente l’avvicinamento alla Cina non ha aiutato rapporti politici con gli Usa di oggi, ma siamo di fronte ad un grande campanello di allarme di cui poco si discute, e che a mio avviso mostra come il post-elezioni europee possa rappresentare uno shock per il nostro sistema. La nazionalizzazione evocata dai “soliti statalisti” non risolverà il problema così come mostra il caso Monte dei Paschi di Siena. È ora di diventare un Paese “serio”, che tuteli le proprie peculiarità all’interno di un sistema Ue dove vi sia una visione strategica di medio e lungo periodo che non sia condizionata esclusivamente dai sondaggi e dal ritorno in termini elettorali.

[ Aprile 6, 2019 0 Comments ]

Dall’idea alla nascita di una start up

Ho un’idea.

Ora arriva il difficile. Sarà valida? Mi sto innamorando della mia idea ma non risolve alcun bisogno reale?

Dobbiamo capire se vale la pena spingere ed usare tutte le nostre risorse di tempo e di rapporti per iniziare questa avventura.

Sì di questo di tratta. Di un’avventura almeno sino a quando non vedremo realmente i primi risultati.

Dobbiamo capire se la nostra idea funziona, se ha un mercato, se và incontro a degli effettivi bisogni, anche se latenti.

E’ molto difficile per una start up creare nuovi bisogni (ci vorrebbero risorse enormi) ma deve intercettare i reali anche se latenti bisogni delle persone.

In questa fase è molto difficile trovare dei finanziatori e si parla infatti di “Love Capital” cioè aiuti finanziari ricevuti dalle persone più vicine: famiglia; amici o qualche giocatore d’azzardo.

Questa è detta fase Pre-seed: cioè fase in cui si cerca di verifica se inserire il seme della start up.

Se non c’è mercato e non c’è gente disposta a pagare per quello che vorrei offrire, allora meglio abbandonare (utilizzo PIVOT) concentrando le proprie risorse (fisiche, psicologiche, economiche) verso un altro progetto.

Abbiamo visto che l’idea non è poi così male. Un mercato sembra esistere. Ora se siamo bravi a comunicare ed a presentare la nostra idea potrebbero arrivare i primi piccoli finanziamenti (fino ad euro 50.000), detti pre-seed, da business angel, incubatori, acceleratori d’impresa e ci preparo con ulteriori verifiche ad un round più sostanzioso (vero e proprio SEED).

Sia nella fase pre-seed che seed abbiamo affinato in nostro Business Model (Canvas dinamico) e lavorato per definire il business plan e fare i primi passi verso la creazione di un MVP (minimum viable product) e cioè un prototipo di prodotto che mi permetta di aggredire il mercato, ottenendo visibilità e acquisendo clienti.

L’idea è definita, abbiamo avuto risposte dal mercato ed individuato il migliore mix di prodotti/servizi.

Tale servizio ha un rischio molto simile a quello del pre-seed financing e necessita che il finanziatore abbia buone competenze tecniche, ma spesso le fasi di sperimentazione a livello di prototipo e di brevettazione sono già state fatte: la società e il suo management sono già esistenti.

E’ finita la parte detta di Early stage.

I clienti iniziano ad arrivare, le persone pagano per il mio prodotto o servizio.

In questa fase del ciclo di vita bisogna puntare in alto e lavorare sul business model per trovare la combinazione vincente che permetta di scalare e crescere. Il piano di marketing e la strategia commerciale sono i pilastri della nostra azione.

E’ in tale fase che iniziano i round più corposi ed entrano in gioco in modo più consistenti i venture capital. Il ruolo del sistema bancario è ancora immaturo per tale sistema nonostante vi siano dei miglioramenti evidenti almeno nell’analisi dei progetti.

In questa fase i finanziamenti vanno da 500 mila a 5 mln nel nostro paese ed è detto ROUND serie A.

Si parla in questa ultima fase di first stage financing (Round A) e cioè quando l’avvio dell’attività produttiva è completato, ma la validità commerciale del prodotto o servizio è ancora da verificare e sostenere. L’imprenditore in questo caso cerca fondi per finanziare un business già esistente, ma che necessita di essere lanciato e crescere. In questo tipo di operazioni sono già superate le fasi di ideazione, progettazione, sperimentazione, è quindi possibile che l’investitore abbia un profilo meno tecnico e più commerciale: il suo intervento si basa prevalentemente sul finanziamento e sulle competenze manageriali necessarie per il successo nella commercializzazione del prodotto.

Successivamente entriamo nel RAUND serie B. gli investimenti sono ancora più alti che nel round A. Il rischio di fallimento è più basso ancora, siamo operativi sul mercato e i riscontri ci sono. Vogliamo solo acquistare nuove quote di mercato.

Si tratta pertanto di una modalità di investimento particolarmente adatta alle esigenze di una startup di media dimensione, mature per fare quel salto dimensionale necessario per consolidare o migliorare la propria posizione all’interno del contesto competitivo. Vengono attivati finanziamenti che aiutano imprese che si trovano in una situazione stabile, consolidata, che hanno bisogno di capitali per realizzare operazioni di crescita, quali ad esempio acquisizioni di altre società, ingresso in nuovi mercati, realizzazione di cambiamenti interni che comportano investimenti ingenti.

Alla fine se è andato tutto bene e siete stati molto bravi abbiamo la EXIT: ce l’abbiamo fatta ed ora Ipo; Acquisizione oppure Bu- Back.

Perseveranza, Capacità, Umiltà, e la solita fortuna naturalmente sono i principali ingredienti.

[ Marzo 5, 2019 0 Comments ]

Start up innovative e agevolazioni fiscali 2019

Vogliamo fare un ulteriore approfondimento nel mondo start up innovative.

La Legge di Bilancio prevede maggiori vantaggi per chi investe nel 2019. Amplia il proprio impatto cosi’ come descriveremo di seguito.

Le agevolazioni introdotte possono essere cosi’ classificate;

  1. aumento dal 30% al 40% la misura dell’agevolazione per la detrazione dall’imposta, che è riconosciuta ai soggetti Irpef, e per la deduzione dal reddito, che è riconosciuta ai soggetti Ires, che investono nel capitale sociale di una o più start up innovative;
  2. per i soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società, diversi da imprese start-up innovative, che acquisiscono l’intero capitale sociale di start-up innovative l’agevolazione passa dal 30% al 50%.

L’incremento delle agevolazioni fiscali, previsto dalla Legge di Bilancio, si applica soltanto al 2019 e per la definizione di tali aliquote si attende l’approvazione della Commissione Europea.

Tale tipologia di società presentano caratteristiche specifiche sia rispetto alla normativa civile che fiscale (distribuzione degli utili; regole sulle perdite oltre il terzo del capitale sociale..ecc..)

Il diritto ai benefici decade se, entro 3 anni dalla data in cui rileva l’investimento, si verifica una delle seguenti situazioni:

  • la cessione, anche parziale, a titolo oneroso, delle partecipazioni ricevute in cambio dei conferimenti agevolati, inclusi gli atti a titolo oneroso che importano costituzione o trasferimento di diritti reali di godimento e i conferimenti in società, nonché la cessione di diritti o titoli attraverso cui possono essere acquisite le predette partecipazioni o quote. Mentre i trasferimenti delle partecipazioni a titolo gratuito o mortis causa, nonché quelli conseguenti ad operazioni straordinarie, non si considerano cause di decadennza dall’agevolazione;
  • la riduzione di capitale sociale nonché la ripartizione di riserve o altri fondi costituiti con sovrapprezzi di emissione delle azioni o quote delle start-up innovative o delle società che investono prevalentemente in start-up innovative e le cui quote non siano quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione;
  • il recesso o l’esclusione degli investitori;
  • la perdita, da parte della start up innovativa, di uno dei requisiti richiesti per la qualifica di start up innovativa.

Pertanto l’investimento massimo su cui calcolare la detrazione d’imposta deve essere mantenuto per almeno 3 anni altrimenti si decade dal beneficio con l’obbligo di restituire quanto fruito maggiorato degli interessi in misura legale.

Infine nel caso in cui l’investimento sia effettuato in start up innovative che non hanno sede in Italia ma esercitano attività d’impresa nel territorio nazionale mediante una stabile organizzazione, le agevolazioni spettano in relazione alla parte corrispondente agli incrementi del fondo di dotazione delle stesse stabili organizzazioni.

Una grande opportunità per il giovani, per il sistema paese e per il modo di pesare la nascita di nuove iniziative imprenditoriali.

[ Febbraio 23, 2019 0 Comments ]

INDICATORI DI ALLERTA CRISI DI IMPRESA

Risultati immagini per codice della crisi d impresa e dell insolvenzaUna delle principali novità del nuovo Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, pubblicato in Gazz. Uff. 14 febbraio 2019, n. 6) emanato in attuazione della Legge 19 ottobre 2017 n. 155 (Gazz. Uff. 30 ottobre 2017, n. 254) ed approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 10 gennaio 2019, è rappresentato dall’introduzione art 13. del suddetto d.lgs nel nostro ordinamento degli strumenti di allerta e di prevenzione della crisi.
Trattasi di una fase preventiva di “allerta”, finalizzata ad anticipare l’emersione della crisi come… LEGGI TUTTO

[ Febbraio 16, 2019 0 Comments ]

LA DIMOSTRAZIONE CHE IL BAIL IN NON FUNZIONA

Ci risiamo:

si interviene l’ultimo giorno utile con un decreto “salva-panico” e questa volta, finalmente senza utilizzare la norma del Bail in cui anche i correntisti vengono colpiti dal salvataggio.
Siamo un pochino confusi. L’Italia è l’unico paese Europeo ad aver applicato le regole della risoluzione bancaria (Bail in) per Banca Etruria, Marche, CariChieti e CariFerrara. nonostante altri paesi come la Spagna e lo stesso Portogallo alle diverse crisi bancarie hanno risposto con un salvataggio di sistema senza l’applicazione della direttiva Europea sul risanamento e la risoluzione delle crisi bancarie di cui sopra.
Si è provato con il Fondo Atlante miseramente fallito si è cantato vittoria per una regolamentazione che non avrebbe mai più colpito i contribuenti ma soltanto i piccoli risparmiatori e cioè tutti quei cittadini che fiduciosi nella propria banca hanno aperto il proprio conto corrente, sottoscritto obbligazioni bancarie ovvero azioni dello stesso istituto. LEGGI TUTTO

[ Febbraio 16, 2019 0 Comments ]

LA FATTURAZIONE ELETTRONICA: ALCUNE DELUCIDAZIONI

Oggi come primo focus vorremmo riportare alcune delucidazioni sulla fatturazione elettronica.
Riporteremo diversi articoli a tal riguardo sperando di fare cosa gradita sugli innumerevoli dubbi che assalgono tutti gli attori del nostro sistema economico.
Incominciamo con il dire che con riguardo alla fattura elettronica, questa si intende validamente emessa ai fini fiscali e quindi ricevuta dal destinatario, alla data di consegna contenuta nella Ricevuta di consegna.
Infatti n base alla Circolare n.1 del 31.03.2014 del Ministero dell’Economia e delle Finanze si chiarisce che la fattura può considerarsi emessa ai sensi della normativa fiscale anche nel caso in cui il Sistema di Interscambio (SdI) di Sogei notifichi all’emittente un messaggio di mancata consegna del documento. LEGGI TUTTO

[ Febbraio 16, 2019 0 Comments ]

LA NECESSITÀ OGGI PER UNA SOPRAVVIVENZA DEL CONTROLLO DI GESTIONE INTERNO NELLE AZIENDE

In un sistema sempre più competitivo e dove le informazioni per il sistema bancario sono divenute sempre più importanti per una corretta valutazione dell’azienda, risulta ormai fondamentale il controllo delle marginalità; dei costi e dei processi interni.

Il controllo di gestione non deve essere uno strumento complesso ed indecifrabile per l’utente ma deve originare un output di facile lettura ed immediata comprensione.

La complessità si può nascondere nelle valutazioni e nelle analisi per la costruzione dello stesso ma non nell’interpretazione dei risultati. LEGGI TUTTO

[ Febbraio 16, 2019 0 Comments ]

ROMA E L’ITALIA: ANALOGIA DI UN DECADIMENTO

È impressionante come le problematiche e le probabili soluzioni dell’Italia coincidono con quelle della Capitale. Roma è affetta da un debito enorme: gli ultimi dati parlano di circa 9.5 MLD di saldo passivo: la gestione commissariale iniziata 2008 costa al comune di Roma e dunque ai cittadini, l’addizionale Irpef più alta d’Italia pari allo 0,9%: infatti in accordo con il Mef (Ministero Economico Finanza) il comune compartecipa ai 500 mln di oneri annui di debito, intervenendo per circa 200 MLN l’anno con un addizionale Irpef aumentata dello 0,4%. Le proprie partecipate in particolare ATAC e AMA in primis sono l’emblema dell’inefficienza e dell’inefficacia di una gestione senza alcuna strategia di medio lungo periodo, dove massimizzare il rapporto qualità servizio/adeguato costo a carico dell’utenza dovrebbe essere l’unico faro del management. Inoltre siamo in presenza di una gestione clientelare con il solito apporto dei sindacati a tutela esclusivamente dei diritti già acquisiti e senza alcuna visione del “vero bene pubblico” ed incapacità di adattarsi al cambiamento. LEGGI TUTTO

[ Febbraio 16, 2019 0 Comments ]

ATAC: UN’ALTRA SCONFITTA DEL M5S E DEI ROMANI

di Massimiliano Napoletano 

 

La scelta dei Cinque Stelle di enfatizzare il concordato preventivo come una grande risposta alla crisi dell’Atac, manifesta nella realtà la loro incompetenza e una manipolazione della realtà. Per prima cosa mi chiedo, com’è possibile paragonare il concordato di un’azienda pubblica sui rifiuti (Aamps di Livorno) con l’Atac, azienda pubblica dei trasporti di Roma? Perché decantare l’appena omologato concordato (gennaio 2017 ) dopo circa sette mesi dalla presentazione della domanda in bianco al Tribunale di Livorno? L’omologa non significa il successo di un piano industriale, ma soltanto l’avvio dello stesso. I risultati sono ancora di là da venire, così come invece ci mostra il concordato della municipalizzata del trasporto di Benevento (Amts Benevento dopo più di due anni di omologazione).

Vorrei far notare come per Livorno parliamo di un servizio rivolto a circa 20mila utenti con un passivo totale di ben 42 milioni di euro e circa 300 dipendenti. In Atac abbiamo invece milioni di utenti con un passivo totale di circa 1400 milioni di euro e più di 11mila dipendenti.

Certamente, la procedura tecnica del concordato in continuità non si modifica al variare della dimensione aziendale che versa in situazione di crisi. Presentarci il nuovo assessore al Bilancio di Roma come salvatore dell’Atac per l’esperienza vissuta di un piccolo concordato in continuità di dimensioni non paragonabili con Atac, e inoltre esperienza vissuta esclusivamente sino all’omologa dello stesso concordato da parte del Tribunale di riferimento ma “senza verificare i risultati dell’applicazione dello stesso piano industriale”, mi sembra veramente un’altra presa in giro.

Ma quali sono i vantaggi del concordato? Nella nostra esperienza abbiamo visto come i concordati in continuità hanno un senso e una effettiva riuscita quando comportano una sostanziale discontinuità nella gestione aziendale e attraggono nuovi investimenti. La scelta della procedura concordataria dettata esclusivamente dalla protezione contro eventuali istanze fallimentari, ovvero richieste di creditori terzi, non ha mai avuto, dopo la fuoriuscita dalla procedura concorsuale, un esito positivo se non accompagnata dai punti precedenti. Il concordato ha il duplice effetto positivo di tutelare i lavoratori e dare ai creditori una parte del credito che difficilmente potrebbero avere in caso di fallimento, con la possibilità di far ripartire l’attività.

Inoltre le esperienze similari fatte sino ad ora hanno mostrato uno stralcio verso i fornitori del 20-25 per cento ed esclusivamente a danno di quelli “chirografari” (i creditori privilegiati, cioè fisco e dipendenti, ovvero i crediti assistiti da garanzie ipotecarie che sono generalmente pagati al 100 per cento).

Ora mi chiedo: se normalmente in un concordato si pagano ai creditori dal 20 al 25 per cento del debito, è veramente necessario incorrere in una farraginosa procedura concorsuale per pagare ai creditori dal 75 al 80 per cento del debito (rendendo di fatto inutile lo strumento concordatario) come stralcio per i fornitori (dato previsionale dichiarato dal Movimento 5 Stelle)? A che pro?

Il Comune di Roma e la Regione Lazio dovranno, per la riuscita della procedura, garantire comunque i flussi ad Atac. Senza contare che in caso di insoddisfazione da parte dei creditori che dovranno votare il piano concordatario il Comune da assuntore dovrà mettere a disposizione altro attivo da valorizzare a favore dei terzi. Sarebbe stato economicamente molto più semplice e meno costosa un ricapitalizzazione accompagnata da una ristrutturazione del debito con successiva gara del servizio. Allora perché fare il concordato? Semplice. Non sono riusciti a gestire un’azienda avvezza alle logiche politiche e sindacali, che hanno avuto come obiettivo non l’efficienza e l’efficacia dell’Atac quanto la regola del minimo servizio e di una massima clientela.

I 5 Stelle hanno confermato con questa scelta di non essere in grado di fare, ma solo disfare. Per evitare di prendere decisioni politiche serie e impopolari butteranno la palla nel campo del Tribunale di Roma non essendo stati capaci di affrontare i problemi con vero piglio innovativo ed esclusivamente nell’interesse dei cittadini.

Se il concordato non comporterà una sostanziale discontinuità nella gestione anche nella compagine societaria e non evidenzierà importanti investimenti ma sarà esclusivamente un modo per risparmiare il 20/25 per cento del debito verso i fornitori e utilizzato esclusivamente perché non capaci di una gestione ordinaria, allora la semplice procedura concorsuale non solo è tecnicamente sbagliata ma non produrrà nel lungo periodo i risultati sperati.

Infine, aspettiamoci bufere giudiziarie che i magistrati potranno porre in essere per la gestione degli ultimi tre anni.

(*) Energie per l’Italia